Il 2 Maggio 2026 è una data che resterà per sempre indelebile nella storia della pallavolo bellariese, tatuata nei cuori di questo gruppo indescrivibile a parole, capace di compiere qualcosa di straordinario dopo un tempo indecifrabile; ma la verità è che questa avventura ha radici che partono da molto più lontano.
Sono radici che portano al 2019, quando Nanni approdava per la prima volta al PalaBIM, un gruppo tutto nuovo da forgiare con tante giovani di casa da far esplodere, ma un campionato fermato solo sul più bello da una pandemia mondiale da non crederci; radici che passano da un biennio targato Canducci e Manconi, capaci di ridare entusiasmo e credibilità all’ambiente dopo una retrocessione, portando e riportando sulla sponda bellariese alcune giocatrici che oggi di questa storia sono le protagoniste; sono radici che portano il nome di Fando (nato Daniele, anche se ormai per tutti è Findus), patron e direttore di questa banda; sono radici che Silvia ha toccato con mano come giocatore prima e preparatrice poi, perchè senza radici solide e sane l’albero non cresce alto.
Questo viaggio inizia a fine Maggio; la Gut si lecca ancora le ferite per un’incredibile caduta nel GoldenSet con Guastalla: ancora una volta i playoff sono un ostacolo che sembra insormontabile. Si cambia: Canducci lascia dopo un biennio ricco di soddisfazioni tranne quella più bella; Bucella dice stop con la pallavolo, Ricci va via e il reparto bande si trova con solo due giocatrici; Tommasini non prosegue al centro, Ugolini lascia per cause di forza maggiore, Ioli si gioca le sue chance in B1. C’è un gruppo squadra da rifondare in campo e un coach nuovo da mettere al timone. La scelta ricade su Luca Nanni, un volto non nuovo a Bellaria, talmente noto da assicurare sì assolute garanzie tecniche e tattiche ma talmente famoso da creare qualche dubbio all’ambiente e alle ragazze in procinto di confermare.
Sono settimane che passano lente, è tanta la voglia di riprovarci ma anche la paura di contaminare qualcosa di bello creato con tanta fatica nella storia recente; la strada di Nanni inizia in salita ma la conferma di Pironi e Manconi rasserena e tranquilizza la squadra che inizia a formarsi attorno alle preziose conferme di Fortunati, Agostini, Ricci, Pari, Grandi, Zammarchi, Cardinali, Tosi Brandi e Paolucci. Dalla serie D (nemmeno a dirlo, caduta anch’essa ai playoff) sale il laterale Pompili, e con lei la scommessa al centro Cacucciolo e il libero in rampa di lancio Zammarchi. Il primo colpo di fortuna (perchè ogni tanto serve anche un po’ di quella) arriva inaspettato dalla Lombardia, da Varese per l’esattezza e risponde al nome di Chiara Billo: una laurea appena presa e un corso magistrale che la porta in Romagna a studiare. È la banda che completa il pacchetto, esperienza in B2 e una personalitá di quelle che sanno calarsi in un gruppo come se fossero lì da sempre. A mercato chiuso il regalo che la Gut non sapeva di aspettare: nelle storie che partono da lontano ci sono sempre personaggi che tornano dopo interi capitoli e così ecco che il capitano di quella prima truppa di Nanni torna proprio nell’anno in cui ritorna il coach: Albertini, zero pretese, un’infinita voglia di rimettersi in gioco e di rimettersi a disposizione, si aggrega alla squadra come quarto centro (sulla carta, ma le cose che fa e farà non sono riducibili a un unico ruolo) e chiude il roster, privato ancor prima di cominiciare di un secondo opposto di ruolo per il forfait di Ricciotti.
La preparazione in palestra inizia presto, ci sono sogni da coltivare e obiettivi da raggiungere ma anche paure da scacciare via, compagne da integrare e un tecnico da imparare a conoscere; l’ambiente naviga tra entusiasmo, curiosità e qualche perplessità ma il gruppo va subito nella stessa direzione e in campo si lavora bene come dimostrano le prime amichevoli pre-campionato dove Nanni fa ruotare tutte le effettive dovendo fare i conti anche con le vacanziere.
In men che non si dica si arriva al 11 Ottobre, si inizia a fare sul serio; inizia il campionato, iniziano le partite che pesano. Due anni prima la sfida a Forlimpopoli valse un buon 90% di playoff, ora segna l’inizio di un viaggio: gara facile, entusiasmante, Bellaria vince e scopre i suoi stessi muscoli. Si va a Imola, giovane, frizzante, trasferta lunga ma la Gut splende e il campo mostra nuovamente una squadra bella, lucida e divertente.
Due indizi non bastano, alla terza arriva Russi piena zeppa di cognomi tosti: Zebi, Baravelli, Verlicchi…gente che ha già fatto male a Bellaria: un primo set perfetto illude, ma un secondo più tosto fa vedere che la Gut sa anche attendere, rincorrere, rimontare e sorpassare per poi scappare, regalandosi un terzo set da applausi. Altra trasferta, lunga, bolognese, con quella Budrio rinata con coach Mazzotta e i cavalli migliori della sua scuderia: le stesse Negroni, Tasso eccetera che hanno reso bellissimo e disgraziatamente triste il primo playoff di Canducci: in campo peró è Davide contro Golia, un terzo set regalato non cancella una prestazione da 10 in pagella.
12 punti in quattro gare, inizio roseo, ma a Igea arriva Samma: una squadra da far paura, un coach di buona annata, una delle candidate al trono; altro giro altro regalo, la Gut non ha freni ne paure, serata liscia, i mille cambi di Medri non fanno differenza, si domina e altri tre punti meritati.
A Bologna, di nuovo, stavolta è Paolo Poggi; manca Agostini una delle migliori nelle prime uscite, ma piena fiducia a Zammrarchi. Sembra una partita come tante altre, anzi, sulla carta più agevole…ma quella sera, un po’ in ombra, succede una cosa che segnerà in maniera implicita il cammino in questo campionato: la Gut senza saperlo testa per la prima volta la potenza della parola più importante del cammino, quell’insieme che si rivelerá decisivo: nel momento in cui la giovane Zammarchi traballa, la più esperta Pari entra, la aiuta, la rasserena e le porge una mano; passa la paura, la squadra affronta Riviera con la carica a mille.
E se la carica è a mille, sono proprio le riminesi che restano folgorate: la gara più sentita, le avversarie più temute…non c’è storia: è un capolavoro tattico, è una prova di forza assoluta, è magia, è una dichiarazione di intenti.
La giovane Teodora poco puó, e si trova davanti l’avversario più arduo nel momento peggiore: la Gut è forte davvero, diverte ma soprattutto si diverte, una macchina fin lì perfetta che sembra non avere freni…e non ne ha nemmeno quando il sabato dopo va a far visita a Massa Lombarda. È un avversario con tradizione, ma abituata ad altri campionati e guidata in panchina da un guru come Sangiorgi ; è partita vera, la Gut soffre ma impara che sa soffrire, impara che dalla panchina si puó entrare nelle gare per deciderle: la battaglia è epica, la Gut la vince tra le ostilitá di un pubblico avversario che poco rispecchia la correttezza di squadra e staff massese. 27 punti su 27, unica imbattuta e un gioco che non ha ancora conosciuto sbavature; Cattolica ha già dato noie in amichevole, arriva una gara in cui si teme , forse più dell’avversario, il clima nervoso spesso instaurato dal coach ospite, noto agli arbitri per qualche colpo di testa di troppo. La Gut non si fa coinvolgere, non vuole ostacoli sulla sua rincorsa e si avvicina al Natale con un 10/10 nella colonna delle vittorie.
Ma come in ogni storia, arriva sempre quel momento di difficoltà che ti taglia le gambe, quello in cui devi scegliere se essere forte o lasciarti trascinare giù: la gara di Castel San Pietro mostra per la prima volta una Gut fragile, con delle debolezze e delle paure…la paura di essere forte, di essere per una volta lepre e non cacciatore, di essere la squadra che tutti inseguono. Coach Serattini e la sua squadra infliggono una rotonda sconfitta a Billo e compagne, la prima in campionato e minano per la prima volta le certezze bellariesi. Il Natale è meno felice di come si desiderava, il calendario non aiuta e si ha poco tempo per digerire insieme la delusione e cancellare la sconfitta: Bellaria è ancora prima ma inizia a sentire il fiato sul collo di 5-6 avversarie racchiuse in appena 7 punti che le danno la caccia.
Anno nuovo, nuove incertezze e qualche domanda a cui rispondere; il primo esame 2026 si chiama Athena, una gara mai banale perchè è un nome che ha un grosso peso nella vita di qualcuna delle protagoniste di questa storia: il risultato è bello, la prestazione meno, qualche ruggine è evidente, capitan Fortiunati si fa male. Si va a Forlì di venerdi, convinti che sarà facile: cosi sarà solo su carta perchè se il primo set fa rivedere la Gut di inizio anno, negli altri tre la Gut traballa, rischia e trema; sono tre punti di sudore, caparbietà e coraggio ma che lasciano qualche grattacapo a Nanni e alle sue ragazze.
Girone di ritorno, lato B della compilation.
La sosta tra le due fasi del campionato ha fatto recuperare energie, c’è fiducia, ora gli avversari si conoscono tutti. L’andata chiusa con un record di 12 vittorie e una sola sconfitta illude un po’ Bellaria, perchè ogni singolo avversario del girone è cresciuto, migliorato e sente l’odore della Gut come alcuni animali in natura fiutano sangue e paura: la rinnovata Rainbow di Casadei è la prima prova dura, senza Paolucci in campo e con un’amalgama da ritrovare la seconda trasferta forlivese è tosta ma si torna a Igea con tre sudatissimi punti. Se Imola pur crescendo è ancora troppo giovane, ecco che arriva in fretta un altra dura serata: si va a Russi contro una squadra che dopo la caduta di Igea ha perso solo due punti ed è in piena rincorsa.
Il primo set annichilisce la Gut, ombra di se stessa e incapace di reagire; serve un buon secondo set per crederci ma ecco che nel terzo è ancora Russi che alza la voce e rimette Bellaria in castigo; le ravennati ci credono e sono sul punto di fare il colpaccio ma qui ecco di nuovo la parola magica, quell’insieme vera panacea per i momemti difficili: un finale di set con una rimonta pazzesca spiana la strada per un tie-break senza storia e una vittoria clamorosa. Ma non si puó festeggiare, perchè se Russi correva ai 100 km/h, Budrio sta correndo ai 130…il primo set bellariese rasenta la perfezione, cosi come parte del secondo poi buttato via e buona parte del terzo poi vinto: siamo al PalaBim, la Gut è sopra 2-1 ma sparisce dal campo e perde 2-3; primo KO interno,fortino violato, classifica nuovamente corta. Si va a Samma, altro campo da tradizione ostico e pericoloso; si inizia bene, si cade, si rischia di capitolare ma di nuovo accade qualcosa. Si fa squadra, si fa bolla, si recupera un 21-13 e si va a vincere: sotto pressione la Gut sa ritrovarsi e sa spiccare il volo.
Castello, Budrio e Russi tengono il passo, mentre Riviera sembra avere qualche cedimento e Massa, orfano di Rapisarda si stacca dal treno di testa.A Igea nel mentre arriva Paolo Poggi che dalla Romagna ha già portato via scalpi illustri; forse sazie, le bolognesi approcciano male (quasi per niente) la gara, e la Gut fila via liscia.
Ma c’è di nuovo Riviera, ancora derby con una squadra forse in crisi ma di valore innegabile, c’è ancora quel maledetto Molten: è debacle totale, è timore, è un insieme che non si ritrova, è malumore generalizzato che influenza la gara e che porta a un netto 3-0 che riapre definitivamente i giochi.
A Ravenna è un 0-3 da record, meno di un’ora di gara contro un avversario inerme, ma dagli altri campi arriva una notizia inattesa: Castello è caduto in casa con Budrio, a Pasqua la Gut è ancora davanti.
Inizia l’ultima fase, le ultime 5 gare dove al lavoro in palestra si affianca anche qualche ovvio calcolo, qualche strategia e pronostico che camuffano qualche ovvia speranza: tanti gli scontri diretti tra le altre, solo uno per Bellaria e serve arrivarci al meglio; servono 6 punti con una Massa in crisi e con una Cattolica che deve salvarsi; obiettivo alla portata ma l’orecchio è teso anche sugli altri campi. Arrivano due vittorie, rotonde e convincenti, Budrio ha fermato Castello, Castello ha fermato Russi che nel mentre ha rallentato a Imola.
La gara con Castello è pura magia, è uno spot per tutta la pallavolo, 170 minuti di gara da applausi dove nessuno vuole mollare di un centimetro; è un successo commovente, un 3-2 vero, di cuore, di coraggio, da Gut. Un successo che vale più dei 2 punti in classifica, più del meno 5 a cui scivolano le avversarie: è la prova, è la certezza, è la dimostrazione che la Gut da a tutti e a se stessa che questo campionato lo vuole e lo merita più di ogni altro; è l’antipasto alla cena di gala del sabato dopo, guarda caso (buffo il destino eh) in casa Athena.
È 0-3, è la fine, è magia, quella giusta per condire quel 2 Maggio con cui inizia questa storia, una data da adesso indimenticabile!
Missione compiuta, Bellaria torna finalmente in serie B!


